Cieli MAGICi e spiagge di lava

Published by Alessandro Dragone on

È una calda serata di luglio, di quelle da “bollino nero”, coi servizi al telegiornale e la gente chiusa in casa col condizionatore al massimo. Mi chiamo Alessandro, con altri 3 amici sono davanti a una birra ghiacciata, di quelle buone, particolari, con l’etichetta che sembra un quadro e il conto salato che ne vale sempre la pena. Qualche passaggio sui vari motori di ricerca voli ed il gioco è fatto. Raggiungeremo Chiara, un’altra amica, genovese, trapiantata all’Osservatorio di Merate e ricercatrice INAF, che da metà settembre a inizio ottobre lavorerà al Telescopio MAGIC, La Palma, l’isola più occidentale delle Canarie.

Siamo un gruppo abbastanza eterogeneo: io faccio il soccorritore in ambulanza, poi abbiamo Antonio, tecnico del suono, Riccardo, informatico e un altro fisico, Simone. Proprio con Simone nel 2017 fondavamo PhysicalPub, un gruppo di divulgazione scientifica, che ci raccoglie come amici e come amanti delle stelle, con la passione per questo grande Spazio sopra le nostre teste e la voglia di volerlo raccontare in modo affascinante. Da allora il gruppo è cresciuto e proponiamo le nostre conferenze-lezioni nelle scuole, nei planetari, negli osservatori, nei rifugi di montagna, dove il cielo si spoglia dell’inquinamento luminoso delle nostre città e si mostra in tutta la sua bellezza. Raccontiamo storie, “scienza potabile” senza tralasciare mai l’aspetto “Wow!” degli argomenti trattati.

È la mattina del 1° ottobre 2019, Milano Malpensa, si comincia! Dopo un po’ di ore di volo spalmate su 3 aerei poggiamo i piedi sulla pista d’atterraggio dell’Aeropuerto de La Palma. Ad accoglierci, poco prima dell’inizio del suo turno osservativo, la nostra Chiara con un cartello: “PhysicalPub, benvenuti!”.

Il giorno seguente, dopo un bagno al mare, saliamo in macchina per inerpicarci lungo i 40 km che separano la costa dall’Observatorio del Roque de los Muchachos, situato a circa 2400 m s.l.m. sulla vetta del vulcano che sovrasta l’isola. Il sito ospita i più importanti telescopi ottici dell’emisfero nord e gode di particolari condizioni atmosferiche per cui le nuvole si sviluppano raramente sopra i 2000 m di quota, garantendo un cielo sereno e un’aria incredibilmente secca per la maggior parte dell’anno: le condizioni ottimali!

La strada sale ripida tra la vegetazione che nel giro di un migliaio di metri di dislivello vede i pini marittimi pian piano sostituire la foresta di latifoglie. Ci fermiamo ai margini del bosco a circa metà strada e siamo stupiti dal suo silenzio. Non un rumore, non il canto di un uccello, nulla. Ancora mille metri più su e i pini cedono il passo ad un paesaggio di lava e piccoli arbusti. Ci sfiora una leggera brezza secca, il magma solidificato disegna torrioni incredibili di roccia, segni di piccole frane ai lati della striscia d’asfalto mettono a nudo i colori incredibili delle pareti dipinte dalla natura che variano in striature di giallo, rosso, verde, nero. Il sole sta piano scendendo verso il mare, d’un tratto appena usciti da una curva, spuntano le cupole dei primi telescopi. Eccitati e stupiti proseguiamo lungo la strada e vediamo sorgere i due specchi gemelli di MAGIC affiancati dal cugino più grande, LST.

Incontriamo Chiara che ci conduce alla Residencia, il fabbricato dove alloggia tutto il personale in servizio presso l’osservatorio. Sulla porta un cartello inequivocabile: “SILENZIO!” qui di giorno la gente riposa.
Conosciamo i colleghi, aiutiamo a preparare una pizza fatta in casa e corriamo lungo le stradine che collegano i vari telescopi, raggiungendo la vetta. Il Sole è appena tramontato sotto le nuvole all’orizzonte, ma la “blue hour” dura poco: il tempo di scendere alla Residencia e il cielo si fa sempre più scuro.

Dopo cena seguiamo Chiara e i suoi colleghi durante le prime ore di accensione e osservazione. Nella sala di controllo ci viene spiegato come i 12 schermi gestiscono i due telescopi da 17 metri di diametro e 240 metri quadrati di area, che compongono il Major Atmospheric Gamma-ray Imaging Cherenkov Telescope. Restiamo affascinati dalle figure formate dai raggi cosmici, gamma e dai muoni sulle camere del telescopio e cerchiamo di capire l’affascinante mondo dell’ astronomia gamma. Gli oggetti osservati da questi telescopi sono eventi estremi come i GRB (gamma ray burst) o i Blazar e le pulsar, in cui si possono produrre altissime energie. Sono circa le 23, è il momento di uscire a dare un’occhiata sopra le nostre teste. È tutto completamente nero. Il buio assoluto. Anche un’automobile che passa lontana con le sole luci di posizione accese è un problema per le osservazioni di strumenti sensibilissimi. Qualche minuto per abituare gli occhi ed ecco la stellata più incredibile a cui si possa assistere dall’Europa. Una Via Lattea bianchissima è dipinta sopra di noi e la sensazione è che quasi si perda sullo sfondo di migliaia e migliaia di stelle. Macchine fotografiche sui cavalletti e dedichiamo le prossime ore a scattare in un silenzio rotto solo dalle nostre voci e dal rumore dei telescopi che, di volta in volta, puntano le sorgenti in programma per questa notte.

È il terzo giorno, trascorriamo la mattina a recuperare un po’ di sonno, mentre nel primo pomeriggio veniamo guidati da Chiara all’interno della “fence”: l’area recintata al di sotto delle parabole di MAGIC. Qui possiamo toccare con mano i meccanismi che permettono il puntamento e, di giorno, che la struttura resti ferma nella posizione corretta per evitare danni causati dal vento o incendi dovuti al sole riflesso negli specchi.

Nel tardo pomeriggio visitiamo il GTC, il Gran Telescopio Canarias, che col suo specchio primario da 10,4 metri risulta ad oggi essere il telescopio ottico con lo specchio più grande al mondo. Veniamo accompagnati e guidati nelle viscere del “GranTeCan”, ammirando l’imponenza della struttura e di tutti i suoi innovativi strumenti. Usciamo appena in tempo per godere di un tramonto eccezionale che, come osservato da Riccardo, ci trasporta direttamente sul pianeta Tatooine!
Andiamo a letto relativamente presto e ci svegliamo in tempo per osservare l’alba. In cima al Roque fa freddo, il vento è sostenuto ed è difficile guadagnare qualche scatto mantenendo fermo il cavalletto. I colori dell’aurora contemplati dalla sommità del vulcano sono qualcosa di eccezionalmente magico e abbracciano i telescopi schierati sotto di noi. Le cupole ruotano piano, si chiudono, e altrettanto piano il giorno spunta dal mare di nuvole all’orizzonte. Si accendono gli strumenti dei telescopi solari.

Dentro al NOT insieme a Robert (al centro).

Nel pomeriggio, arrivati in ritardo alla visita del Nordic Optical Telescope (NOT), veniamo accolti con un chiaro e cordiale “non preoccupatevi, siamo a La Palma!”. Anche qui visita guidata allo strumento, che vide la prima luce nel 1988, ma è ancora in grado di fare scienza di tutto rispetto. Appena entrati, sulla destra uno scaffale: CD musicali e delle bottiglie vuote, ognuna con il nome di un ricercatore diverso e la data dell’ultima notte trascorsa qui. Meraviglioso.

Ancora più entusiasmante poter assistere all’apertura della cupola, che ruota con tutta la struttura! Ad uno strumento di oltre trent’anni il fascino di certo non manca, ma sono le piccole cose a renderlo davvero speciale, come l’allarme acustico che definiremmo tutti “molto anni ’80”, come i contrappesi montati sotto lo specchio primario fatti in casa, con 2 staffe di ferro saldate e dei dischi da sala pesi, o come il contenitore dell’azoto dipinto coi colori di R2D2, in arte C1P8. Ecco, il NOT è anche questo.

Ci congediamo dalla nostra guida per l’ultima visita, questa volta al Telescopio William Herschel (WHT). Imponente, 4,2m di diametro, costruito nei primi anni Ottanta e costantemente aggiornato nel tempo. Nonostante l’età continua ad essere il secondo telescopio più grande in Europa, preceduto solo dal GTC. E’ con il WHT che si è osservato per la prima volta il buco nero super-massiccio al centro della nostra Via Lattea (Sgr A*) e che è stato osservato un GRB nella banda ottica.

In serata si torna sulla costa, da domani mare! Trascorriamo i seguenti giorni ad ammirare spiagge isolate, villaggi di pescatori e a godere della natura che ci circonda. Ovunque ci giriamo in questa isola rimaniamo incantati dalla spettacolarità di una natura davvero autentica. Dopo un paio di giorni si torna a casa, felici di aver avuto la fortuna di poter ammirare così da vicino uno degli osservatori più innovativi al mondo.

X