Guida sinfonica per amanti del Cosmo

Published by Simone Iovenitti on



Musica e astrofisica affiancate sul palco dell’Auditorium di Milano, per un viaggio sinfonico attraverso lo spazio e il tempo del cosmo. L’Orchestra Sinfonica di Milano sarà diretta dal maestro Ruben Jais, mentre l’universo verrà raccontato dall’astrofisico e divulgatore scientifico Simone Iovenitti. Accadrà il 16 ottobre 2021, biglietti disponibili sul sito web de La Verdi, con un prezzo speciale per i soci di PhysicalPub.



Ogni luogo ha il suo tempo e la sua musica, ogni viaggiatore lo sa, così come è noto che non sempre occorre spostarsi fisicamente per dirigersi verso nuovi orizzonti. Osservare l’universo significa questo: farsi trasportare lontano, accedere a spazi estranei alla nostra esperienza, luoghi esotici e inesplorati. È facile perdersi tra questi mondi, se non si dispone di una buona guida. Così questa sera seguiremo un filo d’Arianna che ci riporterà a casa: un intreccio di note e parole, di armonia e astrofisica, di musica e scienza. Il direttore d’orchestra Ruben Jais eseguirà sinfonie che descrivono precisamente gli ambienti cosmici nei quali saremo condotti da Simone Iovenitti, astrofisico e divulgatore scientifico. Le spiegazioni di Jais e Iovenitti si alterneranno sul palco, avvalorate dalle proiezioni di meravigliose immagini, animazioni e, naturalmente, dall’esecuzione della musica dal vivo. Le caratteristiche dei brani scelti evidenzieranno alcune proprietà degli oggetti celesti che visiteremo, aiutandoci a comprenderli meglio, in un viaggio sinfonico consigliato soltanto ai veri amanti del cosmo.

Tutto nasce da un singolare crogiolo di materia ed energia, nel quale nulla ancora si è definito o sviluppato, nemmeno il tempo e lo spazio che conosciamo oggi. È l’epoca della culla primordiale dell’esistenza, il caos che precede il cosmo. Il compositore barocco Jean-Féry Rebel non poteva certo conoscere questo terribile stato originale, ma il suo componimento “Les Elements” sembra descrivere esattamente quella condizione. Il brano si apre con due battute intere di cluster musicale, il primo nella storia. Vengono suonate contemporaneamente tutte le note della scala minore armonica: un violento incidente di suoni, improvviso e inquietante. Come crepe che frantumano un vetro intatto, inspiegabilmente alcune voci iniziano a correre in direzioni opposte, dipanando la matassa armonica e definendo gli elementi strutturali del resto del componimento. La musica comincia ad esistere, dopo che una miscela di suoni ha riempito densamente la sala da concerto. Sono i nuclei che iniziano a formarsi, dopo che un caldo plasma di quark e gluoni ha dominato l’universo, privo di spazio e privo di tempo.

Dopo la nascita dell’universo ci volle del tempo perché i primi atomi potessero formarsi. Oggi riusciamo ad osservare quella fase primordiale studiando la radiazione cosmica di fondo: l’oggetto più distante che i nostri strumenti riescono a rilevare nel cosmo. Molto più tempo però dovette passare perché l’universo si popolasse degli oggetti che conosciamo oggi. Per accendere le prime stelle servì che la gravità portasse le particelle ad addensarsi tra loro: urti, scontri, lampi, le prime interazioni. Questo passaggio sembra descritto nell’Overture della Zais di Rameau: gli elementi della sinfonia si formano a partire da pochi suoni frammentati, così come le stelle di prima generazione nacquero da pochi atomi sparsi nello spazio. La stabilità secolare degli oggetti stellari garantì poi la possibilità di ottenere strutture ancora più grandi e articolare, le galassie. Nonostante la loro dimensione e complessità, esse risultano persistenti e durature nel tempo grazie all’equilibrata relazione spaziale delle stelle che vi appartengono. Questa idea che la disposizione tridimensionale delle sorgenti produca un’armoniosa sovrapposizione dei contributi è esattamente il concetto alla base dei Cori Battenti (o Spezzati) di Giovanni Gabrieli, antesignano dello stile policorale, scritti per la basilica di San Marco nel sedicesimo secolo.

Un viaggio sinfonico attraverso il cosmo è certamente un percorso impegnativo. Le epoche temporali dell’universo si susseguono, mentre noi consideriamo gli oggetti su scale diverse e la musica sottolinea concetti talvolta anche difficili e distanti tra loro. Tornare al nostro piccolo e modesto pianeta ci lascia un senso di smarrimento e inadeguatezza, confortati soltanto dalla nostra fragile Luna, dopo il confronto con l’insuperabile grandezza di ciò che esiste e si espande senza confini, sia nello spazio che nel suono. La guida ci dice però cosa fare anche in questo caso: don’t panic! La soluzione sta nella caratteristica più profonda e distintiva della nostra specie, la curiosità. Ci siamo attrezzati nei decenni per esplorare gli spazi ignoti che ci circondano, per fare ricerca sia nella musica che nella fisica. L’emblema di questo processo sono sicuramente le sonde Voyager, la traccia più remota degli uomini nel cosmo, lanciate alla scoperta dello spazio interstellare. Sembrerà quasi di vederle viaggiare, affrontando l’immensità dello spazio, mentre in auditorium risuonano le note lunghe dell’ultimo brano, di Charles Ives, il cui titolo ci ricorda perché sono partite “The Unanswered Question”.

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